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lunedì 23 aprile 2012

Cinquantesimo anniversario!

1962-2012.  Quest'anno il mitico Gianca ha fatto 50 anni di onorata carriera come mediatore di cereali. In realtà la collaborazione col nonno è cominciata qualche anno prima, ma abbiamo festeggiato quest'anno che ricorreva il cinquantesimo di iscrizione alla Borsa Merci di Bologna, in modo che la data fosse ufficiale. Anche se viviamo tempi difficilissimi e siamo piegati (ma non spezzati) sotto le mazzate di sta maledetta crisi e di chi fa di tutto per non farcene uscire, è giusto festeggiare gli eventi importanti e questo, di certo, lo è.
Quindi il mese scorso le mie sorelle ed io, abbiamo organizzato una festa molto esclusiva (qui a lato la locandina ufficiale dell'evento, made in Binda), per parenti, amici e pochi selezionatissimi clienti. La location non poteva essere altro che "Quel fantastico giovedì", teatro di tante feste Bellini e posto pieno di magnifici ricordi. E' stato bello vedere la sentita partecipazioni di amici-clienti, che hanno accompagnato il babbo in buona parte di questi tanti anni di lavoro, così come è stato bello vedere l'emozione del festeggiato quando entrando nella saletta del ristorante ha capito che il mio invito a cena aveva in realtà un secondo fine.
Nella serata immancabili carrellate di ricordi, tanti brindisi, qualche lacrimuccia e le inevitabili barzellette del Gianca... d'altronde cosa vuoi dirgli? Era il festeggiato.
Da parte mia posso dire soltanto che cerco giornalmente di essere almeno la metà di quello che è stato lui in questo lavoro e vorrei riuscire ad eguagliare qualcuno dei tanti traguardi che ha raggiunto lui in questi anni. Io sono grato a mio padre per avermi insegnato un mestiere, per avermi detto che i soldi sono importanti, ma mai quanto la famiglia e gli affetti, per essere stato un modello di vita da seguire, in ambito professionale ed umano.
Ora il mio augurio per il Gianca non è quello di fare il pensionato, perchè uno come lui in pensione non ci andrà mai del tutto, piuttosto per lui auspico un futuro rilassato, diciamo un "riposo operativo", con tutto il tempo che vuole prendersi per sè, ma ancora un po' di spazio per quelle grandi manovre che ha diretto per tanti anni.
Grazie Babbo!!!


martedì 21 febbraio 2012

L'abusata metafora della nave

"Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti"
                                                  
                                                Francesco Petrarca


Ci sono momenti della vita in cui il vento tira dalla parte giusta, gonfia le vele e ti spinge veloce nella direzione in cui vuoi andare. Poi ci sono le volte in cui il vento ce l'hai contrario, il più delle volte, e allora devi essere bravo a sfruttarlo come si deve, per non tornare indietro e continuare ad avanzare, anche se non alla velocità che vorresti. Due cose sono davvero difficili da contrastare: la bufera e la bonaccia. La prima ti sballotta in tante direzioni che non vorresti intraprendere e ti fa perdere il senso dell'orientamento, costringendoti a stare concentrato per ritrovare i punti cardinali. La seconda ti lascia fermo in un punto. Impotente, triste, quasi inutile nell'incapacità di prendere una qualunque direzione sensata. Preferisco la bufera, almeno comporta dei cambiamenti che sono sempre sinonimo di movimento, di rinnovo e quindi di rinascita.
Oggi c'è il sole, dopo neve, ghiaccio e freddi polari. Il sole promette primavera, nuova vita e cose migliori, quindi io mi alzo in piedi e aspetto il vento, di qualsiasi intensità e direzione. 

martedì 28 dicembre 2010

Tirando le somme...


Non sono mai stato il tipo da fare bilanci della mia vita, ma l'anno che si sta per concludere è stato tanto denso di novità da impormi almeno qualche considerazione. Di certo il 2010 me lo ricorderò come l'anno della nuova casa, del nuovo indirizzo e della mia nuova convivente. Se mai dovrò, o dovremo, associare quest'anno a qualcosa sarà sempre comunque a questo ed agli sforzi compiuti, e non ancora finiti, per mettere su casa nostra. Dire che questo è fonte di soddisfazione è usare un eufemismo. E' stato un periodo intenso dal punto di vista sia fisico che emozionale e mi ha riempito di piccole, grandi gioie che ancora oggi non cessano di sorprendermi.
Il 2010 per me è stato anche il primo anno da no smoker. Fra pochi giorni saranno passati 12 mesi esatti e a distanza di un periodo ormai consistente di tempo, mi sono reso conto di quanto abbia rimosso in maniera quasi totale le sigarette dalla mia vita (il quasi non significa che ne fumo ancora una ogni tanto, ma che conosco ancora un sacco di gente che fuma). Parlando con Laura qualche sera fa abbiamo constatato quanto abbiamo soltanto lontani e vaghi ricordi di me con la sigaretta in bocca, quasi non fosse mai successo... e non ero proprio un fumatore da poco! Questo probabilmente dà la misura di quanto non fosse di alcun aiuto fumare nè per me nè per chi mi sta intorno. Ho tentato di tirarmi dietro qualcuno in questa cosa, e ho notato con piacere che a distanza di tempo qualcuno ha preso spunto. Se poi non fossi stato io l'ispiratore poco male, ciò che conta è il risultato.
Nel bagaglio di esperienze del 2010 devo sicuramente mettere dentro tante altre cose, positive e non. La mia bici con cui ho fatto per la prima volta un po' di strada, il fatto che dopo tanti viaggi quest'anno non siamo andati in vacanza, i cambiamenti sul lavoro non privi di difficoltà e di certo non ancora finiti, oltre tante altre piccole conquiste e avversità... Se mi fermo a pensare un momento mi sento però di archiviare l'anno scorso come un anno importante della mia vita e sicuramente, sotto molti punti di vista, più che ben riuscito.
Ora sorge un problema che qualsiasi professore di economia può sottolineare come un'annosa questione che impegna da sempre cervelli illustri. Quando il trend di "un'azienda" è positivo, quali sono i mezzi che abbiamo per mantenerlo tale? Davvero non lo so. Forse un anno fa neanche io mi aspettavo che oggi sarei stato qui a compiacermi di come sia andata. Di certo ero turbato dalle stesse ragionevoli incertezze che mi ronzano nella testa in questo momento. L'unica cosa che penso ci sia data di fare è di cercare di far tornare i piccoli conti della nostra esistenza, essendo consapevoli che non è umano che questo avvenga quotidianamente. La cosa migliore probabilmente è accettare che non sempre si possa chiudere un cerchio perfetto. Dobbiamo adattarci al fatto che tirate le somme il risultato potrebbe non essere quello che ci aspettavamo, ma che per questo non debba per forza essere meno soddisfacente.

martedì 12 ottobre 2010

The bride's driver

Non so se sia il mio stile di guida o un semplice fatto attitudinale. Forse a questo punto si è sparsa la voce e i miei amici mi vedono bene in questo ruolo, fatto sta che quest'anno sono giunto alla mia quinta uscita da autista di matrimoni e ormai posso dire di avere una certa esperienza. Ogni volta che mi viene chiesto sono sempre molto entusiasta della cosa perchè la vedo come una grande opportunità di passare del tempo prezioso con degli amici, in momenti unici ed estremamente privati. Per questo accetto sempre con grande gioia questo ruolo, malgrado le giustificate proteste di Laura che rimane orfana della mia presenza, almeno fino al post ricevimento. Esclusa questa piccola parentesi negativa, è davvero sempre un piacere poter partecipare, in maniera discreta e marginale ovviamente, ad un momento tanto bello nella vita di persone care. La cosa più emozionante è sempre il primo tragitto con la sposa e il papà. In quel frangente la tensione e l'emozione si manifestano nei modi più disparati. Ho visto papà impenetrabili diventare sensibili e commossi come delle liceali. Ho visto papà ammutoliti e spaesati, papà sudati e papà che si davano un tono dissimulando una palese agitazione. Ho visto spose serie determinate e sicure di sè, così come ho visto piccole ansie, batticuore, lacrimucce che scendono e "oddio se adesso mi cola il trucco cosa faccio?!?".
E' bello arrivare sul piazzale della chiesa mentre uno stuolo di persone schierate in semicerchio aspetta la sposa. Quel filino di tensione da entrata attraverso i paracarri dura appena qualche secondo. Qualche attimo in più se la macchina in questione non è mia, ma c'è sempre un Kecco o un Giovannone di turno che ti fanno un cenno rassicurante tipo "vieni dritto così che vai bene" e la figuraccia è scongiurata. Consegnata la sposa al suo promesso e parcheggiata la vettura con l'orto botanico sul cofano, il bravo autista si può rilassare e si gode la cerimonia come tutti. Poi ci sono il riso, le foto, i baci e gli abbracci, l'aperitivo volante nel chiostro o sul piazzale, finchè gli invitati si avviano al ricevimento e rimango di nuovo solo con i festeggiati, entrambi questa volta. Anche questo è un momento molto particolare in cui si godono la loro prima tranquillità da marito e moglie e io cerco di non disturbare. Se posso allieto il tragitto con un aperitivo o un po' di musica e sbircio dallo specchietto sorrisi e sguardi felici. Quando si arriva a destinazione posso rilassarmi anche io, il mio compito è finito e comincia la festa. Io mi compiaccio del fatto che sia andato tutto bene e mi rammarico che sia già finito qualcosa che comunque sarà indimenticabile anche nella mia memoria. Tra poco potrebbe toccare a noi dover scegliere un autista delle grandi occasioni, quindi chiunque sarà il prescelto dovrà ricordarsi che, essendo pratico del ruolo, sarò un "cliente" molto esigente.