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lunedì 23 aprile 2012

Cinquantesimo anniversario!

1962-2012.  Quest'anno il mitico Gianca ha fatto 50 anni di onorata carriera come mediatore di cereali. In realtà la collaborazione col nonno è cominciata qualche anno prima, ma abbiamo festeggiato quest'anno che ricorreva il cinquantesimo di iscrizione alla Borsa Merci di Bologna, in modo che la data fosse ufficiale. Anche se viviamo tempi difficilissimi e siamo piegati (ma non spezzati) sotto le mazzate di sta maledetta crisi e di chi fa di tutto per non farcene uscire, è giusto festeggiare gli eventi importanti e questo, di certo, lo è.
Quindi il mese scorso le mie sorelle ed io, abbiamo organizzato una festa molto esclusiva (qui a lato la locandina ufficiale dell'evento, made in Binda), per parenti, amici e pochi selezionatissimi clienti. La location non poteva essere altro che "Quel fantastico giovedì", teatro di tante feste Bellini e posto pieno di magnifici ricordi. E' stato bello vedere la sentita partecipazioni di amici-clienti, che hanno accompagnato il babbo in buona parte di questi tanti anni di lavoro, così come è stato bello vedere l'emozione del festeggiato quando entrando nella saletta del ristorante ha capito che il mio invito a cena aveva in realtà un secondo fine.
Nella serata immancabili carrellate di ricordi, tanti brindisi, qualche lacrimuccia e le inevitabili barzellette del Gianca... d'altronde cosa vuoi dirgli? Era il festeggiato.
Da parte mia posso dire soltanto che cerco giornalmente di essere almeno la metà di quello che è stato lui in questo lavoro e vorrei riuscire ad eguagliare qualcuno dei tanti traguardi che ha raggiunto lui in questi anni. Io sono grato a mio padre per avermi insegnato un mestiere, per avermi detto che i soldi sono importanti, ma mai quanto la famiglia e gli affetti, per essere stato un modello di vita da seguire, in ambito professionale ed umano.
Ora il mio augurio per il Gianca non è quello di fare il pensionato, perchè uno come lui in pensione non ci andrà mai del tutto, piuttosto per lui auspico un futuro rilassato, diciamo un "riposo operativo", con tutto il tempo che vuole prendersi per sè, ma ancora un po' di spazio per quelle grandi manovre che ha diretto per tanti anni.
Grazie Babbo!!!


martedì 21 febbraio 2012

L'abusata metafora della nave

"Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti"
                                                  
                                                Francesco Petrarca


Ci sono momenti della vita in cui il vento tira dalla parte giusta, gonfia le vele e ti spinge veloce nella direzione in cui vuoi andare. Poi ci sono le volte in cui il vento ce l'hai contrario, il più delle volte, e allora devi essere bravo a sfruttarlo come si deve, per non tornare indietro e continuare ad avanzare, anche se non alla velocità che vorresti. Due cose sono davvero difficili da contrastare: la bufera e la bonaccia. La prima ti sballotta in tante direzioni che non vorresti intraprendere e ti fa perdere il senso dell'orientamento, costringendoti a stare concentrato per ritrovare i punti cardinali. La seconda ti lascia fermo in un punto. Impotente, triste, quasi inutile nell'incapacità di prendere una qualunque direzione sensata. Preferisco la bufera, almeno comporta dei cambiamenti che sono sempre sinonimo di movimento, di rinnovo e quindi di rinascita.
Oggi c'è il sole, dopo neve, ghiaccio e freddi polari. Il sole promette primavera, nuova vita e cose migliori, quindi io mi alzo in piedi e aspetto il vento, di qualsiasi intensità e direzione. 

mercoledì 18 gennaio 2012

Passata la festa... se ne fa un'altra!

Le feste in casa nostra durano sempre una settimana in più che da tutti gli altri, perchè abbiamo concentrato ben quattro compleanni nei giorni dopo la befana. Dal punto di vista culinario è una tortura, si aggiungono almeno un'altra cena "importante" e un paio di pranzi caserecci, alla lunga sfilza di abbuffate natalizie. Questo forse non giova alla linea, ma di certo fa molto bene al cuore. Si allunga la sensazione di festa in famiglia, quel riunirsi intorno a una tavola che in questo periodo dell'anno vale doppio. Sono state delle feste dal sapore antico, non so esattamente perchè. Forse saranno i miei nipotini, che diventano sempre più grandi e anche sempre più numerosi, ad aver reso speciale questo periodo più degli altri anni, facendoci vivere queste feste con un po' di semplicità e spensieratezza in più. Di certo so che ho sentito delle belle sensazioni, un bel calore, come mi mancava da un po' di tempo. Malgrado il periodo duro caratterizzato da tanti pensieri legati al lavoro e ad un futuro sempre più incerto, ho passato delle feste, senza vacanze, senza sci, senza montagna, ma particolarmente serene e rilassanti. Forse è stata la semplicità delle cose che abbiamo fatto. Pochi ma buoni per la vigilia, tanta tradizione per il pranzo di Natale, pomeriggio a spianare i giochi nuovi dei bambini e il pranzo del 1 gennaio, che mancava da tantissimo tempo perchè da anni non eravamo tutti a casa quel giorno. Questi sono stati tutti momenti in cui sentivo di trovarmi sempre nel posto giusto, con le persone con cui volevo essere.
Poi tutte le sorprese che mi ha organizzato Laura sono state una meglio dell'altra. La cena di compleanno, la gita fuori porta, gli amici, completamente inaspettati una volta tanto, e una domenica mattina soleggiata e quanto mai divertente, in mezzo alle macchine. Quelle belle... e rosse! Domenica scorsa abbiamo chiuso i battenti di queste feste con un altro, bellissimo, pranzo in famiglia a festeggiare i quattro compleanni. Casa del babbo, antiche ricette della mamma, due super cuoche e il benessere è assicurato! Al prossimo giro toccherà alla più giovane essere festeggiata. Meno male che ha scelto febbraio per arrivare, perchè in quel mese, ancora, non avevamo niente in programma! 

giovedì 1 settembre 2011

L'infanzia ritrovata (seconda puntata)

Come promesso nel primo post di questa serie (L'infanzia ritrovata), pubblico un altro dei miei temi di quinta elementare rinvenuti durante il trasloco dell'ufficio. Questo tema, decisamente più frivolo del precedente in cui avevo sfoggiato tutta la mia introspezione di bambino di 10 anni, è un breve ritratto di una sera tipo in casa Bellini alla fine degli anni '80. Mi piace perchè ha risvegliato ricordi di un tempo ormai lontano più di una vita, che, per quanto banali e trascurabili, sarebbero andati persi nei meandri della memoria, se non fosse stato per il ritrovamento della cartellina dei cimeli scolastici.



Ferrara, 27 Ottobre 1987

TEMA
La sera dopo cena

Svolgimento
Finito di mangiare, io chiedo alla mamma se mi dà un po' di sughi d'uva e lei, molto gentilmente, me ne mette nel piatto due o tre cucchiaiate. 
Finiti questi, mi vado a sedere sul divano quando arriva mia sorella Beatrice che pretende di coricarsi sul divano, con la solita scusa del mal di testa. Io vado per sedermi allora sulla poltrona, ma Principe, il mio gatto, mi batte sul tempo e si corica proprio nel centro. A questo punto non mi resta che la poltrona più scomoda perchè è scentrata rispetto alla TV. Appena seduto, mi vedo arrivare un piccolo batuffolino bianco, cioè la mia gatta Miss, che si sdraia comodamente tra le mie gambe. 
Dopo arriva di corsa mia sorella Brigida che, tenendo in pugno la sua banana alla nutella, che si prepara da sola aprendo a metà una banana e mettendoci dentro un sacco di nutella, comincia a fare confusione, come è suo solito fare. Dopo un po' la Brigida si calma e non sapendo dove sedersi, spodesta Principe e si siede in poltrona. Il gatto non si scoraggia e viene anche lui a sdraiarsi tra le mie gambe. A quel punto io sono immobilizzato.
La nonna e la mamma sono rimaste in cucina a guardare uno dei loro romanzi.
Il papà mi viene a chiamare perchè è ora che io vada a letto e sono costretto a disturbare i miei gatti per alzarmi.
Mentre salgo le scale, vedo la porta del salotto un po' aperta e riesco a intravedere la televisione. Mi siedo sui gradini e senza che nessuno lo sappia, mi guardo la fine del film. Poi vado in camera mia e dormo.

Correzioni: un po' di virgole mancanti.
Voto: BRAVO

giovedì 11 agosto 2011

Vacanze sì, vacanze no...

Dopo quasi due mesi in cui, come spesso accade, ho trascurato il mio povero blog, mi sono detto che, anche se non farò mezza giornata di ferie in questa estate 2011, almeno dieci minuti per scrivere 4 righe me li potevo prendere. Solitamente scrivo solo quando ho argomenti e spunti consistenti che siano viaggi, esperienze, contrada, accadimenti dell'ultima ora o vecchi ricordi. Questa volta scrivo per il gusto di farlo, non sapendo cosa uscirà nella frase successiva. Un post di ferragosto a tutti gli effetti, col cervello, almeno lui, in vacanza e la testa che si distrae un attimo dai pagamenti, la banca, l'F24, l'IVA, i ritiri che non arrivano, i camionisti che non possono circolare, i meridionali che non pagano, i lombardi che non pagano, i veneti che non pagano (bestemmiano e sbraitano), gli emiliani che non pagano, i toscani che non pagano, i laziali che non pagano... distogliendo per un po' la mente da tutto ciò, leggo post faccialibriani di gente che scrive di essere ufficialmente in ferie, vedo foto di mari cristallini e spalle arrossate dal sole. Sento di valigie da chiudere e macchine da caricare e i NON PARTECIPERO' agli eventi aperitivo causa sono in al mare o in montagna, in Croazia o all'isola d'Elba e via discorrendo. Il primo sentimento è una forte invidia, soprattutto perchè l'ultima partenza per una vacanza vera, che non sia il fine settimana in montagna o i 3 giorni rubati da qualche parte, risale al lontano 22 novembre 2009. Invidia non solo per il viaggio o la destinazione, ma per un po' di sano relax a pancia all'aria. Sono un filino agro... ma non è questo il punto. Superato l'iniziale impass del "vorrei essere in vacanza anche io" mi viene da pensare che non è così male lavorare intorno a ferragosto. Gli uffici sono semivuoti, chi ti risponde dall'altro capo del telefono, nella maggior parte dei casi, ha meno voglia di te e quindi il tono della conversazione risulta essere abbastanza rilassato. Sono andato in banca e c'eravamo solo io e un'abbronzatissima cassiera, che non vedeva l'ora di chiudere bottega, e c'ho messo un decimo del tempo di un mercoledì qualunque di novembre. Ecco... Finita questa serie di futili tentativi di convincermi che va bene così, torno alle mie mansioni, sapendo che arriverà l'autunno e forse anche un po' di vacanza. Intanto per non sbagliare ho messo expedia ed edreams tra le pagine preferite... prima o poi un volo per chissà dove lo prenoto!

lunedì 13 giugno 2011

Vincere fa bene!

Non te ne accorgi subito quando vinci. Sei lì che salti, urli, ridi oppure piangi e in quel momento non ti accorgi del tutto di quello che è successo. Solo dopo, quando puoi ragionare un momento e l'euforia lascia il posto alla ragione, senti la vera importanza delle cose dentro di te. In quel momento trovi la felicità vera, quella che ripaga di quel sentimento pesante e opprimente che la delusione ti aveva lasciato altre volte. Non può esistere vittoria senza sconfitta, così come non esiste felicità senza delusione e gioia senza rabbia. Quando mi fermo a ragionare sul magnifico pomeriggio di domenica 29 maggio, sento la gioia muoversi dentro il petto e il mio cuore sussultare ancora come se fossì là, sulla terra di piazza a saltare a braccia alzate. Mi vengono in mente le volte in cui non potevo esultare, le volte in cui quell'urlo rimaneva soffocato in gola e sento quelle sensazioni lontanissime nel tempo. Dimenticarsele non si può, anzi, è proprio rapportando le une alle altre che si apprezza a pieno l'importanza della vittoria e si fa tesoro di ogni momento di felicità che essa ci regala.
La gioia di condividere tutto questo con tante altre persone, fa da cassa dI risonanza ed amplifica ogni singolo gesto, ogni sorriso, ogni secondo di felicità. Alla fine è questo che fa la Contrada, ti fa condividere emozioni fortissime con tantissime persone e quando l'emozione è una gioia incontenibile, non c'è da stupirsi di quanto gelosamente e per quanto a lungo si custodisca un sentimento del genere dentro di sè. La mia fortuna è quella di poter condividere tutto questo non solo con tante persone, ma con grandi persone. Insieme alle decine e decine di amici contradaioli con cui ho gioito, festeggiato, riso e oltre ai molteplici abbracci, baci, strette di mano e sguardi, non credo di essere banale nel volerne evidenziare qualcuno. Parto da Fabbri, che non può non essere il primo punto d'incontro tra sentimento contradaiolo e questa vittoria. A lui, che in questi anni ha condiviso con me i dolori e le ansie dell'anello interno, dico: FINALMENTE siamo riusciti ad alzare le braccia sulla linea del traguardo, insieme. Dopo di lui, ma solo in ordine cronologico, non certo di importanza, non viene una persona ma una famiglia intera. A noi piacciono le vittorie di famiglia, dopo quella targata Fam. Caselli nel 2009, quest'anno tocca agli Sgarbanti mettere la firma su questo palio. Allora dico grazie ai signori Silvia e Giulio, che per anni hanno fatto tanto per la nostra contrada, sostenendo gli sforzi delle loro figlie con orgoglio tanto discreto quanto partecipe. Grazie a Maria che sa meglio di tutti cosa significhi questa corsa e quanti sacrifici comporti, è stato bello averla sul prato prima e durante la corsa. Grazie a Beatrice che ha fatto da bollettino di avvicinamento al Palio, avendo la pazienza di rispondere alle mie numerose domande sugli stati d'animo e di forma della nostra campionessa.
In ultimo non esiste un grazie abbastanza grande per Claudia. Mentre la aspettavo sulla linea di partenza prima della corsa, ho ripensato a quando all'inizio di maggio sono stato alla conferenza di presentazione dei palii. Avevo mandato a Claudia un messaggio con la foto del palio verde, dicendole che il suo obiettivo finale aveva quell'aspetto e lei, con grande sicurezza mi aveva risposto: "Questo è il nostro anno, non vedo l'ora che sia il 29!". Tra me e me mi sono detto che da tanta sicurezza e tanta consapevolezza dei propri mezzi potevano scaturire solo grandi cose. Aspettarla a braccia alzate sul traguardo pochi minuti più tardi è stata la prima di quelle grandi cose. Grazie Claudia per questi anni di allenamento, grazie per essere una contradaiola vera e non una persona qualunque di passaggio, grazie per questa splendida vittoria che mancava da troppo tempo e grazie per tutte le emozioni bellissime che ho provato quel giorno, che continuo a provare adesso e che continuerò a provare sempre!

lunedì 16 maggio 2011

Un grazie non basta

E' molto facile sparare dei grandi proclami in giro quando le cose vanno bene. Quando vinci, oppure quando dentro di te fai di tutto per convincerti che quanto hai ottenuto sia una grande vittoria, è molto facile ringraziare tutti e farsi belli di un grande cuore, con l'unico scopo di reclamizzare il più possibile il proprio risultato. In passato ho avuto tante occasioni per farlo a mia volta, ma i grazie, quei grazie, io li dico in faccia, perchè non ho bisogno che li sentano tutti solo per far vedere come siamo bravi e come ci vogliamo bene, ma preferisco guardare negli occhi la persona a cui voglio trasmettere la mia riconoscenza.
Molto più duro, invece, è farsi carico dei fallimenti, delle cose difficili ed avere il coraggio di riconoscere ugualmente il merito di chi ha fatto tanto e non è stato gratificato come avrebbe dovuto. Il merito di avere concesso tempo, voglia e sudore per così tanti mesi, crea un legame, un nodo indissolubile tra me ed ogni singola persona cui mi sento unito nelle esperienze forti, siano esse positive o negative. Questa volta i miei ringraziamenti li voglio fare qui, che non ho niente da reclamizzare dopo un'annata durissima costellata di problemi e sfortune. Li faccio qui perchè di persona, potrebbero salirmi le lacrime agli occhi. Metto qui i miei grazie anche se non ho risultati da esibire, dopo l'anno bruttissimo che si è concluso ieri e che tanto ricorda quelli bui e scuri da cui siamo partiti 20 anni fa e che ci hanno forgiato per poter arrivare in alto dove ci meritavamo di arrivare. Non con tutte queste persone ho potuto condividere certe soddisfazioni e di questo mi rammarico, ma chiunque abbia preso parte a tutto questo nella mia mente ha un posto speciale ed uguale a quello degli altri. Per questo non posso dirvi un solo grazie, ma mi sento obbligato a dedicarvene uno per uno, nell'ordine rigorosamente casuale che viene fuori mentre scrivo.

GRAZIE a MUSCOLO che, come sempre, ci ha messo il cuore e l'anima e quest'anno ci ha dovuto lasciare anche una gamba.
GRAZIE a GIOVANNONE che ha risposto presente senza pensarci una frazione di secondo e poi è stato perfetto e forse anche qualcosa di più.
GRAZIE al TORTORA che non si discute, si ama!
GRAZIE a GIORGIONE che è un soldato fedele, sempre pronto all'azione e disposto al sacrificio.
Un GRAZIE unico a KICCO e KECCO, perchè unico è il loro stile, unica la loro forza, unico lo stampo da cui sono usciti e di cui stiamo facendo di tutto per ritrovare la matrice.
GRAZIE a GIALLA perchè è semplicemente il più forte di tutti.
GRAZIE a CESCO che è una mente lucida appoggiata su nervi saldi e sa trovare le parole giuste nei momenti giusti.
GRAZIE a TIRO che quest'anno è diventato un gialloviola vero, preciso e impeccabile nell'impegno e nella costanza.
GRAZIE a MARCE che è una delle colonne su cui si basa il nostro futuro e ha voglia e talento da vendere.
GRAZIE a PELO che ha capito benissimo come funziona questo mondo e questo gioco e un domani farà grandi cose per la nostra Contrada.
Un ultimo GRAZIE e di certo non per importanza, a KECCO 2 che è il primo a scuotermi e a farmi ragionare e la prima spalla su cui appoggiarmi quando la bufera soffia violenta.

lunedì 28 febbraio 2011

E' nata una Gemma!

Sabato 26 Febbraio alle 22,00 è nata la mia quarta nipotina Gemma, del non irrilevante peso di 3,950 kg e lunghezza di 51 cm. La piccola Govoni ha fatto di tutto per non uscire dalla pancia di mamma Brigida, finchè un dottore testardo le ha sballato tutti i piani con uno scorrettissimo parto cesareo. La piccola Gemma, per quanto inizialmente riluttante all'idea, sembra ben ambientarsi nel mondo che la circonda e comincia già a far valere il suo carattere. Non gradisce molto la vetrina dell'asilo nido del Sant'Anna dalla quale indirizza smorfie varie a chi la ammira al di là del vetro. Già dal primo incontro con le famiglie Bellini e Govoni fuori dalla sala parto, ha dimostrato di gradire invece la compagnia e di scrutare incuriosita tutti, da papà Riccardo in poi. Sia Gemma che la sua mamma stanno benone e ricevono numerose visite da parenti e amici.
Spero di essere per lei un buono zio, tanto quanto Brigida e Riccardo saranno dei fantastici genitori, le dò un benvenuto grandissimo nella nostra famiglia e la aspetto a braccia aperte nella mia vita quotidiana.

martedì 28 dicembre 2010

Tirando le somme...


Non sono mai stato il tipo da fare bilanci della mia vita, ma l'anno che si sta per concludere è stato tanto denso di novità da impormi almeno qualche considerazione. Di certo il 2010 me lo ricorderò come l'anno della nuova casa, del nuovo indirizzo e della mia nuova convivente. Se mai dovrò, o dovremo, associare quest'anno a qualcosa sarà sempre comunque a questo ed agli sforzi compiuti, e non ancora finiti, per mettere su casa nostra. Dire che questo è fonte di soddisfazione è usare un eufemismo. E' stato un periodo intenso dal punto di vista sia fisico che emozionale e mi ha riempito di piccole, grandi gioie che ancora oggi non cessano di sorprendermi.
Il 2010 per me è stato anche il primo anno da no smoker. Fra pochi giorni saranno passati 12 mesi esatti e a distanza di un periodo ormai consistente di tempo, mi sono reso conto di quanto abbia rimosso in maniera quasi totale le sigarette dalla mia vita (il quasi non significa che ne fumo ancora una ogni tanto, ma che conosco ancora un sacco di gente che fuma). Parlando con Laura qualche sera fa abbiamo constatato quanto abbiamo soltanto lontani e vaghi ricordi di me con la sigaretta in bocca, quasi non fosse mai successo... e non ero proprio un fumatore da poco! Questo probabilmente dà la misura di quanto non fosse di alcun aiuto fumare nè per me nè per chi mi sta intorno. Ho tentato di tirarmi dietro qualcuno in questa cosa, e ho notato con piacere che a distanza di tempo qualcuno ha preso spunto. Se poi non fossi stato io l'ispiratore poco male, ciò che conta è il risultato.
Nel bagaglio di esperienze del 2010 devo sicuramente mettere dentro tante altre cose, positive e non. La mia bici con cui ho fatto per la prima volta un po' di strada, il fatto che dopo tanti viaggi quest'anno non siamo andati in vacanza, i cambiamenti sul lavoro non privi di difficoltà e di certo non ancora finiti, oltre tante altre piccole conquiste e avversità... Se mi fermo a pensare un momento mi sento però di archiviare l'anno scorso come un anno importante della mia vita e sicuramente, sotto molti punti di vista, più che ben riuscito.
Ora sorge un problema che qualsiasi professore di economia può sottolineare come un'annosa questione che impegna da sempre cervelli illustri. Quando il trend di "un'azienda" è positivo, quali sono i mezzi che abbiamo per mantenerlo tale? Davvero non lo so. Forse un anno fa neanche io mi aspettavo che oggi sarei stato qui a compiacermi di come sia andata. Di certo ero turbato dalle stesse ragionevoli incertezze che mi ronzano nella testa in questo momento. L'unica cosa che penso ci sia data di fare è di cercare di far tornare i piccoli conti della nostra esistenza, essendo consapevoli che non è umano che questo avvenga quotidianamente. La cosa migliore probabilmente è accettare che non sempre si possa chiudere un cerchio perfetto. Dobbiamo adattarci al fatto che tirate le somme il risultato potrebbe non essere quello che ci aspettavamo, ma che per questo non debba per forza essere meno soddisfacente.

giovedì 3 giugno 2010

Casa dolce casa!

La strada è ancora molto lunga, ma la scelta è fatta. Laura e io abbiamo preso casa insieme. "Era ora!" è stato il commento medio di parenti e amici nelle ultime settimane e ci sta tutto. Io incasso e sto zitto, poi chi ci è più vicino, sa a cosa è dovuta un'attesa così lunga, degli altri non mi interessa. La cosa importante è che abbiamo trovato il posto giusto per noi. Dopo tanto peregrinare tra case medie, grandi, con giardino e senza, fuori città e vicino alla città e nuovo e ristrutturato e da ristrutturare, come spesso accade abbiamo preso dove non avrei mai pensato. Benchè la zona fosse quella più desiderata e di questo siamo ben felici, la scelta alla fine è un appartamento, abbastanza grande da starci per un po' di anni, abbastanza vicino alla città ed ai nostri genitori da poterli andare a trovare in bici, ma abbastanza fuori da vedere tanta campagna dalle finestre. Come sempre, le cose migliori stanno a metà strada. Come mi aveva sempre detto Laura, che una casa se l'era già comprata, deve essere la casa a scegliere te e non te a scegliere la casa e così è stato! Quando abbiamo visto l'appartamento ci siamo sentiti che poteva diventare casa nostra, malgrado ci accorgessimo che cosa andasse bene e cosa invece fosse da sistemare. Non può esistere un posto che ti soddisfi in tutto fin da subito no? Ora si tratta di modellarcelo addosso e sarà un piacere ed un divertimento farlo, sapendo che, come dicevo sopra, dobbiamo fare ancora un sacco di strada. Per ora abbiamo firmato soltanto un preliminare, ma nei prossimi mesi dobbiamo vendere l'appartamento di Laura, sistemare e arredare quello nuovo, fare un sacco di piccole grandi cose che costeranno tempo, denaro e fatica, ma che sono certo, ci daranno grande soddisfazione.
Siccome il mondo non è tutto rose e fiori, devo sottolineare il lato negativo dell'operazione immobiliare: lascio il territorio amico, per trasferirmi in quello arciodioso dei borgatari dotati di vanga. Mi ci vorrà un po' per abituarmi all'idea, ma, grazie a Dio, le radici di Ghisiglieri non vengono estirpate, ma solo rinvasate un po' più in là. Una volta preso possesso della nuova dimora, costruiremo il nostro avamposto in terra nemica, in attesa del primo giro di contrada, se mai lo faranno. Intanto abbiamo già commissionato formella in ceramica con stemma unicornato da attaccare sopra al campanello, tanto per non lasciare spazio ad equivoci.
Una volta che saremo ben sistemati sarà un piacere immenso poterci lanciare in inviti per aperitivi, cene, dopocena, pokerate e partite con la wii e tutti quei pretesti per stare con i nostri amici, finchè c'è un pochino di spazio siamo ben disposti a stringerci per le persone che ci vogliono bene.

lunedì 25 gennaio 2010

20 Gennaio 2010: l'ultima sigaretta!

Alle ore 18,00 del 20 gennaio 2010 ho fumato l'ultima sigaretta della mia vita!
Molti di voi staranno dicendo che sono passati solo 5 giorni, che sicuramente ci ricasco, che non posso saperlo adesso e cose di questo genere qui... Io non discuto giustificate perplessità e ragionevoli dubbi su questa affermazione, però ribadisco: io so che quella era la mia ultima sigaretta! Lo so grazie a una condizione mentale e psicologica che mi si è creata nella testa grazie al libro di Allen Carr "E' facile smettere di fumare, se sai come farlo".
Sono convinto che i fumatori all'ascolto in questo momento, siano colpiti dalla stessa ondata di scetticismo che ha colpito me quando mi sono imbattuto in questo libro per la prima volta. L'ho comprato quasi un anno fa ed è stato nel cruscotto della mia auto per mesi, poi all'inizio di quest'anno ho deciso di leggerlo perchè mi sono convinto a voler smettere di fumare. Sono rimasto sconcertato da quanto, pagina dopo pagina, questo libro ti apra la mente verso un modo di vedere le cose completamente diverso da quello cui siamo abituati normalmente. Questo libro, che di per sè non è ben scritto, è molto ripetitivo e non ha apparentemente alcun contenuto interessante, ti aiuta invece a smantellare riga dopo riga, parola dopo parola tutte le paure che ti fanno ogni giorno rimandare il momento in cui proverai a smettere. Ogni fumatore in fondo al suo cuore vorrebbe smettere, il punto è che ha paura di dover affrontare sofferenze immani nel farlo. Il signor Carr, che altro non era che un geniale conoscitore della psiche umana, ti presenta i responsabili della tua dipendenza, quelli che lui chiama "il piccolo mostro nello stomaco" ed "il grande mostro nel cervello". Carr li ritiene il frutto di un continuo lavaggio del cervello cui inconsciamente siamo sottoposti e li addita come fautori della sofferenza, perchè di questo in fondo si tratta, cui si sottopone quotidianamente ogni fumatore, aiutandoti a capire come combatterli e come scacciarli una volta e per sempre. Non voglio aggiungere altro sui contenuti di questo libro, perchè se anche uno solo dei fumatori che leggono questo post dovesse essere interessato ad usarlo per smettere, non deve avere altre anticipazioni da me, ma deve leggerselo tutto d'un fiato come ho fatto io, seguendo con attenzione i ragionamenti e le istruzioni in esso riportati. Ricordate soltanto che non ci sono formule magiche, nè pacchetti da incartare, nè caramelline o costosi surrogati alle erbe da assumere... è solo una questione di testa e di aprire la mente a punti di vista differenti.

Il signor Allen Carr era un commercialista londinese, fumatore accanito, che dopo svariati tentativi di smettere con i metodi classici tutti miseramente falliti, ha capito che sarebbe stato facile affrontando la cosa con la giusta mentalità ed ha deciso di condividere questa illuminazione col mondo intero, attraverso il suo libro ed i suoi centri Allen Carr's Easyway. Così facendo è diventato uno dei più grandi esperti mondiali sul tabagismo, pur non essendo nè un medico nè uno psicologo, ma soltanto uno che l'ha vissuta in prima persona. Allen Carr è stato un fumatore per 33 anni e poi un non fumatore per 23. Purtroppo è morto 3 anni fa all'età di 72 anni per un tumore ai polmoni. Aveva smesso... ma non per tempo evidentemente. Egli però ha lasciato un'eredità al mondo e io mi sento in dovere, non potendolo ringraziare di persona, di dire a voi, miei amici fumatori, che vale la pena provarci prima che sia tardi, prima che un domani abbiamo a pentircene, così che anche voi a breve abbiate voglia di dire "grazie signor Carr!".

lunedì 11 gennaio 2010

Anno nuovo vita nuova!

E' giunto il momento di rinverdire le pagine del blog. I social network e i troppi impegni mi hanno tolto tempo e stimoli, però adesso mi manca troppo aggiornare queste pagine, anche a costo di farlo per il mio puro piacere personale, tenendo conto che i miei fedelissimi lettori non saranno più tali dopo tanti mesi di assenza. Da un po' stavo pensando che sarebbe stata ora di tornare a pubblicare qualcosina, ma se devo essere onesto la spinta finale me l'ha data il post di un caro amico, pubblicato circa un mese fa come commento all'ultimo argomento trattato. Questa manifestazione di fedeltà mi ha commosso. Vedere che malgrado la mia prolungata assenza qualcuno si sia preso il riscaldo di spronarmi ancora ad aggiornare questa pagina, mi ha fatto capire che avere questo piccolo spazio di mondo a mia (nostra) completa disposizione è un'opportunità da non perdere. La richiesta espressa in quel commento ormai non sono più in tempo a soddisfarla e poi non potrei in nessun modo descrivere meglio quella situazione, quindi mi limito a pubblicare con un bel copy and paste, non prima però di aver detto un sincero: grazie!

sono molto amareggiato nel vedere questo angolo di mondo-web così triste e desolato...

provo a smuovere le acque sperando che nn sia solo un sassetto in un mare di desolazione, proponendo un articoletto natalizio sulla serata del 23 che ci appresteremo a vivere ancora una volta e per l'ultima volta tutti insieme a casa Ghisiglieri...

coraggio master web site...dacci qualche segnale di vita....

MI SEMBRA FOSSE IERI… (ode strampalata non in rima a via ghisiglieri)

…svolto a destra e varco l’arco….
Sassoso il cammino verso il portone, che quando si apre, mi scalda il cuore…
Urla, abbracci,tanto calore…ad aspettarmi una piccola figura amica col suo solito, grigio pallore…
Più avanti seduto e di schiena accomodato, siede regale il Gianca, del suo angolo innamorato.
E subito partiamo con racconti, risate e derisioni..
di paolone non si salvan nemmeno i pantaloni..
Ma basta subito una piccola distrazione e negli occhi del pastorello scatta fatal un gran terrore:
“..quello strano gigante dalla felpa colorata, nel cul mi sta infilando quell’enorme zampognara!”

La tavola è imbandita..luccicante di colori…
La salama non è tradita, sempre ricca di sapori.
Grana come pioggia, Bacco se la ride… Tony ormai gorgheggia, anche stanotte al suo fiato non si sopravvive!
regali ricercati, regali riciclati, la sorpresa è stampata in faccia, ma del mio salame nemmeno oggi c’è più traccia.
Poi si gioca a carte, e le urla si alzan disperate…forse meglio passare al pokerone, almeno li Giovannino si sente un gigantone….
Ormai son le 3 di mattina,
della voglia di uscire non c’è traccia,
ma passami un buzz
che agli ingegneri faccio fare una figuraccia.
Un altro natale è già alle porte…ci aspetteranno altre cene…altri baccanali…ma il primo e per me il più sentito, è quello dove poi perdo fiato, colore ed udito…
Gli anni passeranno, le case cambieranno, i capelli cadranno, e le rughe raddoppieranno…

…solo una volta all’anno volto in via ghisiglieri…
Ma è ancora Natale, e mi sembra solo ieri.


lunedì 9 febbraio 2009

Grazie!

Dopo il festone di sabato per i miei 31 anni mi sento in dovere di ringraziare tutti i miei amici per la bellissima serata. Ogni anno cerco di inventarmi qualcosa per radunare più gente possibile. Il mio compleanno è solo un pretesto per passare un po' di tempo insieme, magari anche tra persone che non hanno l'occasione di vedersi troppo spesso. Se la memoria non mi inganna, credo che quella di sabato sia stata una delle più folte in termini di adesione (e se non fosse per qualche defezione dell'ultimo momento saremmo stati di più) e per questo sono davvero riconoscente a tutti i 44 partecipanti. Non tutto è filato troppo liscio purtroppo (ci siamo alzati da tavola all'una e mezza) però direi che anche alla fine ce la siamo passata bene e credo che lo schema pullman + ristorante potrà essere ripetuto in futuro. Per fissare qualche ricordo della serata (per chi andrà a rileggere questo post fra qualche tempo) passo direttamente alla pagella degli eventi. Ogni aggiunta, integrazione o smentita è più che bene accetta.

Pullman: 8. Utilissimo, da ripetere! Grazie a Dio era abbastanza vecchio da avere i finestrini apribili.
Mr Bean (l'autista): 7. La prudenza non è mai troppa.
Ristorante: 5. Mangiato bene sì, però troppo lenti.
Cameriere Alberto: 8. Ha rischiato la vita rifiutandosi di portare del vino a Kicco, ci ha servito da solo per tutta sera e ci ha regalato perle di saggezza a 360 gradi!
Regali: 10. Strepitosi! Viva la Wii e tutti i suoi gadgets!
Pici cacio e pepe: 7,5. Molto buoni!
Il signore al banco bar a fine serata: 0. Antipatico, scorbutico, ha fatto pagare la grappa a Muscolo e non so chi altro. Chiedo scusa per non essermene accorto per tempo.
I petardi di Vice: 8,5. Fondamentali!
Laura e Luca: 10. Stoici partecipano alla serata malgrado la defezione parmigiana di massa. Grazie!
Fazione Parma (quelli con prole esclusi): 2. Non fatelo più!
La parrucca: 9. Accessorio utilissimo per ingannare l'attesa tra una portata e l'altra. Stanno circolando foto inquietanti di più persone che cercherò di radunare qui perchè meritano (di nuovo grazie Vice!).
Compagnia: 10 e lode. Una serata con (quasi) tutti i miei amici è sempre uno dei modi migliori di passare il tempo!


mercoledì 21 gennaio 2009

BENVENUTI!


Martedì 20 gennaio alle 9,30 sono arrivati i gemellini Fagetti! Preparato alla notizia mi sono recato a Parma poco dopo l'evento e ho incontrato per primo papà Nicola. Entusiasta, emozionato, con la faccia di uno che si è commosso parecchio. "Li hai visti? Come sono? Si somigliano?" La sua risposta: "Sì, li ho visti, sono molto piccoli, ma non mi ricordo altro!". Decisamente e comprensibilmente emozionato! Un po' alla volta sono arrivati amici, parenti, nonni zii e zie e tutti insieme abbiamo atteso il rigidissimo orario di visita della maternità dell'ospedale parmigiano. Arrivate finalmente le 13 abbiamo visto la mamma. Stanca, un po' provata, ma comunque raggiante, coricata nel suo letto di ospedale. Mentre in parecchi affollavamo la sua stanza, un'infermiera si avvicinava dal fondo del corridoio, spingendo una culla e trascinandone un'altra. Eccoli qui che arrivano. E' stato un momento veramente emozionante, nessuno li aveva ancora visti bene, mamma e papà solo di sfuggita. Osservare le loro reazioni e quelle degli zii, dei nonni e di tutti i presenti è stato bellissimo! I piccoli Filippo e Giacomo sono stati accolti con un'ovazione quasi da stadio, che ha provocato qualche occhiataccia da parte del personale ospedaliero.
Ora passiamo alle presentazioni.

Tra le braccia di nonna Vanna, elegantissimo nel suo completino azzurro, ecco a voi Filippo Fagetti, di ore tre e mezza. Filippo denota un carattere tranquillo, non sembra infastidito dalla folla rumorosa che lo osserva e dorme sereno come se nulla fosse.

Nell'angolo opposto, tenuto dal papà Nicola che ha una palese paura di "romperlo", debutta in società Giacomo Fagetti di ore tre e mezza più 2 minuti. Giacomo a differenza del fratellino, è decisamente più nervoso, sembra molto contrariato dal frastuono e dalla luce e tenta di coprirsi gli occhi.

Da amico da sempre di Nicola e Lisa, stento ancora a credere che abbiano già due figli, ma sono sicuro che in pochi potrebbero fare felici due bambini come faranno loro in futuro. Nel mio ruolo di zio acquisito, spero di riuscire a vivere la crescita della famiglia Fagetti nella maniera più presente possibile, consapevole del fatto che la breve distanza che separa le nostre vite è ben poca cosa rispetto ai sentimenti che provo per loro.

Qui sotto un gustosissimo video dei piccoli con mamma Lisa. Grazie zio Gianluca per il materiale foto-video.

In arrivo dallo Z.A. Ventrix un altro paio di immagini dei piccoli Fagettis! Nico lo vedo bello disinvolto, sta migliorando a vista d'occhio. Per la cronaca: Filippo in braccio alla mamma, Giacomo in braccio al papà!


lunedì 27 ottobre 2008

Cosa resta di un viaggio...


Torno a scrivere dopo le vacanze e dopo qualche giorno di assestamento, così per non farmi prendere troppo dalla foga di quanto appena vissuto e tentare di ragionare a mente fredda. Cosa resta di un viaggio come quello che ho appena fatto? Un posto già visto, situazioni già vissute, potrebbero far pensare che non resti molto. Invece il Kenya mi dà qualcosa in più ogni volta che ci vado, lo conosco un po' meglio ogni volta che lo lascio. Una porta dimensionale si apre quando esci dall'aeroporto di Mombasa appena atterrato in Kenya e puntualmente si richiude alle tue spalle quando ti ritrovi in attesa dell'imbarco per tornare in Italia e sei circondato da chi prenderà l'aereo con te. In quel momento capisci cosa resta del tuo viaggio, qualcosa di più di treccine, tatuaggi e un'abbronzatura che ha più del rossore che del colore sano del sole. Guardandomi intorno, in quel momento, ho capito che io e Laura avevamo una consapevolezza diversa da tutte le persone che ci circondavano. Nei loro sguardi assonnati vedevo soltanto lo stress da fine vacanza e il pensiero delle imminenti otto ore di volo. Negli occhi dei miei compagni di viaggio (anche chi è partito la settimana prima!) ho visto riflessa l'Africa per tutto il tempo. Sono sicuro che a noi è rimasto qualcosa del Kenya che non sia soltanto "jambo jambo" e "hakuna matata", piccole frasi che si rivendono i villaggi vacanze tanto per ricordarti che sei in Africa e non in Sardegna o su qualche isola tropicale. Noi torniamo a casa col colore dell'Africa addosso, con le nostre esperienze nella mente e con i sorrisi della gente nel cuore. Siamo tristi è vero, vacanza finita e autunno che comincia, però siamo coscienti di dove siamo stati, di quello che abbiamo visto e vissuto. Ogni viaggio lascia qualcosa, è inevitabile, ma l'Africa ti rimanda a casa con ricordi diversi. Quando parti pensi alle sensazioni invece che ai luoghi, ricordi le persone e i loro volti in maniera più nitida della realtà che hai visto intorno a loro. Io ho lasciato il Kenya con quella sensazione di tranquillità che si ha quando si va via da casa per un po' di tempo, sapendo che prima o poi ci si torna. Faccio molta fatica a spiegare cosa mi si accumula dentro quando sono lì, il mix, apparentemente incompatibile, di lontananza e appartenenza che provo quando mi trovo piantato in mezzo all'Africa a girare in macchina, lontano da tutto ciò che conosco e vicino a me stesso come forse non riesco ad essere da nessun altra parte. Di certo ho la consapevolezza di aver condiviso queste cose con Laura, Binda e Ritz, perchè vedere che le loro reazioni erano identiche alle mie mi ha fatto capire che eravamo nel posto giusto. D'altronde non c'è viaggio migliore di quello che ti porta in luogo dove dici: "non vorrei essere da nessun altra parte!".