martedì 12 ottobre 2010

The bride's driver

Non so se sia il mio stile di guida o un semplice fatto attitudinale. Forse a questo punto si è sparsa la voce e i miei amici mi vedono bene in questo ruolo, fatto sta che quest'anno sono giunto alla mia quinta uscita da autista di matrimoni e ormai posso dire di avere una certa esperienza. Ogni volta che mi viene chiesto sono sempre molto entusiasta della cosa perchè la vedo come una grande opportunità di passare del tempo prezioso con degli amici, in momenti unici ed estremamente privati. Per questo accetto sempre con grande gioia questo ruolo, malgrado le giustificate proteste di Laura che rimane orfana della mia presenza, almeno fino al post ricevimento. Esclusa questa piccola parentesi negativa, è davvero sempre un piacere poter partecipare, in maniera discreta e marginale ovviamente, ad un momento tanto bello nella vita di persone care. La cosa più emozionante è sempre il primo tragitto con la sposa e il papà. In quel frangente la tensione e l'emozione si manifestano nei modi più disparati. Ho visto papà impenetrabili diventare sensibili e commossi come delle liceali. Ho visto papà ammutoliti e spaesati, papà sudati e papà che si davano un tono dissimulando una palese agitazione. Ho visto spose serie determinate e sicure di sè, così come ho visto piccole ansie, batticuore, lacrimucce che scendono e "oddio se adesso mi cola il trucco cosa faccio?!?".
E' bello arrivare sul piazzale della chiesa mentre uno stuolo di persone schierate in semicerchio aspetta la sposa. Quel filino di tensione da entrata attraverso i paracarri dura appena qualche secondo. Qualche attimo in più se la macchina in questione non è mia, ma c'è sempre un Kecco o un Giovannone di turno che ti fanno un cenno rassicurante tipo "vieni dritto così che vai bene" e la figuraccia è scongiurata. Consegnata la sposa al suo promesso e parcheggiata la vettura con l'orto botanico sul cofano, il bravo autista si può rilassare e si gode la cerimonia come tutti. Poi ci sono il riso, le foto, i baci e gli abbracci, l'aperitivo volante nel chiostro o sul piazzale, finchè gli invitati si avviano al ricevimento e rimango di nuovo solo con i festeggiati, entrambi questa volta. Anche questo è un momento molto particolare in cui si godono la loro prima tranquillità da marito e moglie e io cerco di non disturbare. Se posso allieto il tragitto con un aperitivo o un po' di musica e sbircio dallo specchietto sorrisi e sguardi felici. Quando si arriva a destinazione posso rilassarmi anche io, il mio compito è finito e comincia la festa. Io mi compiaccio del fatto che sia andato tutto bene e mi rammarico che sia già finito qualcosa che comunque sarà indimenticabile anche nella mia memoria. Tra poco potrebbe toccare a noi dover scegliere un autista delle grandi occasioni, quindi chiunque sarà il prescelto dovrà ricordarsi che, essendo pratico del ruolo, sarò un "cliente" molto esigente.

martedì 20 luglio 2010

W LA BIGA!


A questo punto è ora di parlarne. Non l'ho fatto fin qui per scaramanzia, per paura che parlarne potesse far succedere qualcosa che poi mi avrebbe rallentato, lasciando la cosa campata per aria. Per questo motivo all'inizio dell'anno mi sono detto " se quest'anno faccio almeno 2000 km pubblico l'argomento, altrimenti no!". Ora che i km sono già quasi 2500 devo mantenere la promessa che mi ero fatto. Eccomi qui a parlare di questa ultima grande passione, che in realtà tanto ultima non è.
Ho sempre avuto un rapporto d'amore con la bicicletta, fin da bambino. Come spesso succede però, le grandi passioni possono portare anche a lunghe fratture e periodi di lontananza interminabili. Così mi è successo quando, appesa la mia vecchia mountain bike al chiodo all'età di 18 anni, dopo avventurose estati di ciclocross e cronoscalate sulle mie care Dolomiti, è cominciato un periodo di riluttanza verso i pedali tanto da non farmi neanche possedere una bicicletta per andare in centro a fare compere. Macchina o scooter, non c'erano alternative. Attribuisco questa situazione ad un impigrirsi progressivo della mia persona, dovuto più che altro all'affaticamento che qualsiasi, benchè minima, attività motoria generasse in un fumatore accanito quale sono stato io fino a quest'anno. L'inizio della bici e la fine del fumo sono legati a doppia mandata l'una all'altra, su questo non si discute. Fatto sta che, come dice il buon Antonello in una delle sue urlatissime rime baciate "certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano", ho avuto il mio ritorno di fiamma per le due ruote non motorizzate.
La cosa è stata graduale. Prima per il mio 31esimo compleanno il buon Gianca mi ha regalato una bella bici da uomo, nera, elegante buona per tantissime occasioni. Questo mi ha permesso di riavvicinarmi un po' al piacere di inforcare la bicicletta. La svolta vera e propria però, risale all'estate scorsa, quando Laura, da sempre amante della bici e sempre motivata a fare qualcosa per la mia salute, ha deciso di cominciare a tarlarmi con la bici da corsa: "Perchè non ci compriamo le bici da corsa? Pensa che bello se avessimo le bici da corsa. Dai che ci compriamo le bici da corsa!". Dopo una mia iniziale e falsamente categorica avversione, mi sono lasciato coinvolgere nuovamente dal mezzo che fin da bambino mi aveva affascinato. Ricordo bene quando la bici era il regalo della promozione a scuola, era sinonimo di indipendenza, sinonimo di estate. Un po' con lo stesso spirito l'estate scorsa ho vissuto l'emozione meravigliosa di entrare in un negozio di biciclette, come facevo con mamma e papà, per scegliere quella giusta, con quel fregolo di emozione che ti viene quando stai per scartare un bel regalo tanto atteso.
Da quel giorno la Betta (questo il nome di battesimo) è entrata nella mia vita in maniera costante e continuata. Durante l'estate scorsa ho preso confidenza col mezzo, poi da questo inverno ho cominciato a fare sul serio nella stessa settimana in cui ho smesso di fumare, non a caso pubblico questo post a 6 mesi dal 20 Gennaio 2010, il giorno dell'ultima sigaretta! Quindi nel tempo trascorso da fine gennaio a oggi il conteggio da fare è 2500 km di bicicletta e 0 sigarette. La strada da fare sulla via della ciclo amatorialità è ancora molto lunga, io sto cercando di percorrerla per gradi, grazie ai consigli del mio coach personale Ivo, che mi segue a distanza suggerendomi allenamenti e percorsi, mi pongo piccoli obiettivi da raggiungere poco alla volta. Il primo l'ho raggiunto e celebrato con questo post, il prossimo, ovviamente, lo tengo per me promettendo a me stesso e a chi legge, di pubblicarlo non appena si sarà concretizzato.
Intanto aggiungo un piccolo decalogo del ciclista principiante, che ho maturato in questi mesi di km pedalati in sella al mio fedele destriero a 20 rapporti.

lunedì 12 luglio 2010

E Spagna fu!

Qualcuno doveva aggiudicarsi l'eredità azzurra, lasciata incustodita con così tanta scempiaggine calcistica dalla nostra delegazione in Sudafrica e alla fine è toccato alla Spagna. Ieri sera l'ex capitano Cannavaro ha consegnato mestamente la coppa dorata, nel tentativo FIFA di rimediare all'ennesima figuraccia di Blatter prima dell'inizio del mondiale, mettendo la parola fine ad un capitolo comunque indimenticabile della nostra storia calcistica. Diciamoci la verità: qualcuno ha mai pensato solo per un secondo che l'Italia potesse vincere questo mondiale? Io no. Non lo dico col senno di poi come un "te l'avevo detto" dei più scontati, ma semplicemente si vedeva in partenza che l'Italia non aveva i numeri per partecipare a questo mondiale da protagonista. Senza addentrarsi nelle mancate convocazioni, nella rosa sbagliata o in considerazioni che lascio ai CT da bar, bastavano gli sguardi degli undici in campo, la scarsa convinzione del pre-mondiale a farci capire che non saremmo andati lontano. Poi noi facciamo le cose all'Italiana, arrivando ultimi in quello che probabilmente era il girone più facile di tutto il mondiale, ma si sa, le cose o le facciamo in grande stile o non le facciamo. Passare il turno ed uscire agli ottavi o ai quarti sarebbe stato troppo banale, meglio uscire subito e con il botto. La cosa positiva è che sia arrivato un nuovo campione del mondo, meglio che vecchie conoscenze già pluridecorate per cui non nutro grandissima simpatia. Bella la finale inedita e tutta europea, bella sulla carta intendo, perchè a livello di gioco è stata una noia, bello però un po' tutto il mondiale che se anche non ci ha fatto vedere un calcio meraviglioso, ci ha fatto vivere partite intense e divertenti soprattutto nei minuti finali, con qualche recupero all'ultimo minuto e qualche rimonta rocambolesca (che belli i termini aulici alla Bruno Pizzul!!!). Bello il fatto che il primo mondiale africano abbia visto un nuovo campione del mondo, anche se, romanticamente, sarebbe stato bello vedere il Ghana in semifinale, che ha mancato per questione di millimetri. Questo mondiale lascerà meno amarezza e meno fastidio di altre edizioni (tipo la farsa del 2002) e ce lo ricorderemo per una serie di cose più o meno spiacevoli a partire dalle vuvuzelas, per arrivare fino al polipo Italo-tedesco (si è scoperto che è stato pescato all'isola d'Elba), oracolo dei risultati calcistici.
Da oggi torneremo a parlare del calcio di casa nostra, del mercato, di chi va e di chi resta, di derby e di coppe, orfani di quell'atmosfera mondiale che, per gli eterni ragazzini come me, ti riporta sempre un po' alle estati di 20 anni fa, quando le partite in tv erano solo quelle della Nazionale e poche altre. La magia del ritrovo calcistico la vivevi solo in pochissime circostanze e questo permette di fissare ricordi di luoghi e persone che altrimenti avresti dimenticato. Certe conoscenze da vacanza, certi alberghi di mare in cui non sapresti neanche di aver alloggiato se non fosse che ci hai visto quella partita indimenticabile. Il mondiale per ora non ha perso il suo fascino e la sua natura, non del tutto almeno, ed ancora oggi lo si può vivere con occhi da bambino che guarda la palla, più che da adulto che guarda il calcio, a differenza dell'overdose calcistica invernale, di cui non potremmo mai fare a meno, ma per cui abbiamo dovuto barattere un po' delle nostre genuine emozioni, in cambio della copertura totale, della pay per view e dell'HD.

giovedì 3 giugno 2010

Casa dolce casa!

La strada è ancora molto lunga, ma la scelta è fatta. Laura e io abbiamo preso casa insieme. "Era ora!" è stato il commento medio di parenti e amici nelle ultime settimane e ci sta tutto. Io incasso e sto zitto, poi chi ci è più vicino, sa a cosa è dovuta un'attesa così lunga, degli altri non mi interessa. La cosa importante è che abbiamo trovato il posto giusto per noi. Dopo tanto peregrinare tra case medie, grandi, con giardino e senza, fuori città e vicino alla città e nuovo e ristrutturato e da ristrutturare, come spesso accade abbiamo preso dove non avrei mai pensato. Benchè la zona fosse quella più desiderata e di questo siamo ben felici, la scelta alla fine è un appartamento, abbastanza grande da starci per un po' di anni, abbastanza vicino alla città ed ai nostri genitori da poterli andare a trovare in bici, ma abbastanza fuori da vedere tanta campagna dalle finestre. Come sempre, le cose migliori stanno a metà strada. Come mi aveva sempre detto Laura, che una casa se l'era già comprata, deve essere la casa a scegliere te e non te a scegliere la casa e così è stato! Quando abbiamo visto l'appartamento ci siamo sentiti che poteva diventare casa nostra, malgrado ci accorgessimo che cosa andasse bene e cosa invece fosse da sistemare. Non può esistere un posto che ti soddisfi in tutto fin da subito no? Ora si tratta di modellarcelo addosso e sarà un piacere ed un divertimento farlo, sapendo che, come dicevo sopra, dobbiamo fare ancora un sacco di strada. Per ora abbiamo firmato soltanto un preliminare, ma nei prossimi mesi dobbiamo vendere l'appartamento di Laura, sistemare e arredare quello nuovo, fare un sacco di piccole grandi cose che costeranno tempo, denaro e fatica, ma che sono certo, ci daranno grande soddisfazione.
Siccome il mondo non è tutto rose e fiori, devo sottolineare il lato negativo dell'operazione immobiliare: lascio il territorio amico, per trasferirmi in quello arciodioso dei borgatari dotati di vanga. Mi ci vorrà un po' per abituarmi all'idea, ma, grazie a Dio, le radici di Ghisiglieri non vengono estirpate, ma solo rinvasate un po' più in là. Una volta preso possesso della nuova dimora, costruiremo il nostro avamposto in terra nemica, in attesa del primo giro di contrada, se mai lo faranno. Intanto abbiamo già commissionato formella in ceramica con stemma unicornato da attaccare sopra al campanello, tanto per non lasciare spazio ad equivoci.
Una volta che saremo ben sistemati sarà un piacere immenso poterci lanciare in inviti per aperitivi, cene, dopocena, pokerate e partite con la wii e tutti quei pretesti per stare con i nostri amici, finchè c'è un pochino di spazio siamo ben disposti a stringerci per le persone che ci vogliono bene.

giovedì 15 aprile 2010

I love spot


Io amo la pubblicità. Mi piace proprio seguirla intendo, se sono davanti alla tv, così come mi piace ascoltarla alla radio e mi piacciono i messaggi dei cartelloni pubblicitari. Mi piace perchè ci trovo del genio, a volte, perchè alcuni spot sono piccoli capolavori di estro, così come mi piace valutare e condannare quelli mediocri, come se il mio unico parere potesse in qualche modo decidere le sorti del prodotto in questione. Mi ha sempre indisposto chi si affretta ad impugnare il telecomando appena c'è l'intervallo pubblicitario, anche perchè trovo lo zapping compulsivo assolutamente irritante. Ammetto che certi spot siano decisamente poco piacevoli perchè poco originali o perchè troppo assillanti. Su tutti il martellamento della telefonia mobile e fissa e la gara infinita della storia più assurda e complicata, con testimonial sempre più improbabili (l'ultima accoppiata Hunziker - Travolta proprio non mi funziona). Di solito non mi piace molto lo spot familiare, tipo prodotti della prima colazione o prodotti per la casa, perchè ne escono sempre dei luoghi comuni mostruosi, con famigliole improbabili dove la primogenita ha 15 anni e la mamma 25. Senza contare quelli irritanti per assurdità della situazione, tipo la checca del viakal, che dopo anni di convivenza con due avvenenti signorine, si ostina a sgurare il lavandino del bagno quando passa mammina a trovarlo... forse mammina preferirebbe un figlio etero con qualche alone sul rubinetto non credi?!? Fanno eccezione in questa categoria gli spot Barilla. Una musica malinconica, un po' di immagini tanto quotidiane quanto originali e ottengono sempre un risultato che esce dal coro, senza per forza ingaggiare chissà chi per promuovere lo spaghetto n° 6. La pubblicità con i campi di grano nel centro delle città italiane era poeticamente geniale!
Tolti quelli scadenti dunque, una capacità dello spot televisivo ben riuscito è quella di associarsi ad un determinato periodo della vita. Alcuni ci sembra di rimuoverli dal cervello, ma se capita di guardare una qualche videocassetta datata di quando ancora i film li registravamo su Italia 1 il sabato sera, mi accorgo che le pubblicità me le ricordo tutte. Se per caso sento le note di un vecchio jingle, parole e slogan mi vengono in mente in automatico. Sarò stato un bambino teledipendente o sono un adulto teledipendente forse, ma cosa c'è di più natalizio della vecchia pubblicità della Coca-Cola? "Vorrei cantare insieme a voi in magica armonia...".
Un altro aspetto affascinante sono per esempio quei casi in cui conosci benissimo lo spot pubblicitario, non riesci a toglierti la musica o il tormentone dello slogan dalla testa, ma non ricordi cosa reclamizza! In quel caso non saprei dire se si tratta di una pubblicità riuscita molto bene o molto male, fatto sta che quando la ritrovo in televisione non posso fare a meno di guardarla di nuovo.
In conclusione sono affascinato dall'arte di mandare, o meglio di imprimere un messaggio in pochi secondi, facendo sì che esso spicchi in mezzo a tanti altri. Forse sono un pubblicitario mancato o forse vorrei avere anch'io quella capacità di sintetizzare coinvolgendo che certi spot hanno, oppure sono solo colpito dal fatto che, nella pubblicità, si possa congelare un pezzo di storia, si fotografi la società del periodo in cui essa viene trasmessa. Qui di seguito metto due spot, lontanissimi per messaggio ed epoca, che inquadrano, ognuno a modo proprio, un pezzo di mondo, come poche altre forme d'arte possono fare ai giorni nostri.